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Ogni giorno che passa, testimoni unici ci lasciano la responsabilità delle nostre azioni come esseri umani.

La Shoah non è storia, ma un insieme di storie che vanno ripercorse per prendere consapevolezza del passato e poter agire sul presente.
E’ fondamentale comprendere che la storia deve essere insegnante del nostro futuro.

In vista della Giornata della Memoria, abbiamo deciso di raccontare tre storie di disobbedienza e coraggio.
Protagonisti, ruoli e luoghi diversi.
Una cosa tuttavia gli accumuna, la volontà di fare la differenza.
La prima storia.

Il maestro:

Janusz Korczak, fu un medico polacco, scrittore, autore di celebri libri per l’infanzia e sull’educazione ed uno dei più brillanti pedagoghi della storia.

Completati gli studi a Varsavia, si trasferisce a Zurigo nel 1901 per approfondire la conoscenza dell’opera del grande pedagogista svizzero Johann Heinrich Pestalozzi, come lui orfano di padre e fondatore di scuole-convitto, dove si sviluppò un metodo educativo che cambierà l’insegnamento elementare in tutta Europa. Korczak rimase a studiare in Svizzera fino al 1906.
L’idea era creare un sistema educativo basato sulla simulazione di un vero stato, con tanto di sindaci e burocrati, dove ogni bambino aveva un ruolo fondamentale.

Nel 1912 decide di aprire un orfanotrofio con l’educatrice ed amica Stefania Wilczyńska in via Krochmalna 92, al centro del quartiere ebraico di Varsavia.
“Dom Sierot”, la Casa dell’Orfano.
Qui replicò il sistema sviluppato in Svizzera, con tanto di tribunale, dove lui stesso venne una volta processato dai bambini perché aveva urlato troppo durante una lezione.
Una società organizzata secondo i principi della giustizia, della fraternità, dell’uguaglianza nei diritti e i doveri tra educatori e alunni. Lì vennero bandite le punizioni corporali e la privazione del cibo, metodi violenti applicati allora in tutti i collegi.

Nel 1914 venne chiamato alle armi come ufficiale medico, tornò solo nel 1917 e nel 1919 venne richiamato, questa volta sul fronte russo. Tornò nel 1921.

Nonostante i tempi riuscì a creare un campo estivo per i ragazzi, un giornale scritto dagli stessi piccoli che veniva pubblicato con il “Nasz Przegląd”, inizia a insegnare pedagogia all’Università di Varsavia e pubblica “Prawo dziecka do szacunku”, Il diritto del bambino al rispetto.

Nell’Ottobre del 1940 venne ordinato a tutti gli ebrei di trasferirsi nel ghetto. Qui venne data loro una sistemazione di fortuna. Iniziò a scrivere il suo diario notturno, avendo intuito ciò che li attendeva. Diario salvato dalla distruzione dello stabile e poi pubblicato.
Da esso si scopre che su ispirazione di Korczak, uno degli ultimi gesti collettivi dei suoi bambini fu, l’8 Giugno, un giuramento solenne di “coltivare l’amore per gli esseri umani, per la giustizia, la verità e il lavoro”.

Il 5 Agosto del 1942 arrivò l’ordine di deportazione.
Li fece vestire con gli abiti migliori, il grembiule pulito e una sacca per la merenda, come per le loro ordinarie gite.
Una volta uscito dalla porta, avendo insegnato tedesco all’Università di Berlino, comandò alle SS di allontanare i cani, poiché i bambini avevano paura.
Queste ubbidirono.
Korczak e Wilczyńska e i loro 203 bambini marciarono per mano e cantando fino all’uscita del Ghetto di Varsavia. Qui un ufficiale lo fermò. Lo aveva riconosciuto e gli propose un salvacondotto, solo per lui.
Sosteneva che una personalità simile non poteva fare quella fine indegna.
Korczak rispose che non poteva abbandonare i suoi bambini, li avrebbe spaventati.
Il gruppo riprese a cantare ed a marciare per mano verso il treno.
Il 6 Agosto 1942 arrivarono a Treblinka e lì si spensero le loro vite.

Nel 1914 scrive “Come amare il bambino”, dove, incosapevolmente anticiperà molti concetti e diritti che verranno poi raccolti solo nel 1923 nella “Dichiarazione dei diritti del fanciullo”, come il diritto di morte, il diritto alla vita ed il diritto ad essere quel che è.