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Ogni giorno che passa, testimoni unici ci lasciano la responsabilità delle nostre azioni come esseri umani.

La Shoah non è storia, ma un insieme di storie che vanno ripercorse per prendere consapevolezza del passato e poter agire sul presente.
E’ fondamentale compredere che la storia deve essere insegnante del nostro futuro.

In vista della Giornata della Memoria, abbiamo deciso di raccontare tre storie di disobbedienza e coraggio.
Protagonisti, ruoli e luoghi diversi.
Una cosa tuttavia gli accumuna, la volontà di fare la differenza.
Ecco la seconda storia.

Il fascista:

Alle prime ore del mattino del 16 Ottobre 1943, a Roma, la famiglia Limentani si svegliò con i rumori delle SS che radunavano gli ebrei nelle case vicine sulla base di liste ottenute dal comune.
Iniziava il rastrellamento del ghetto di Roma.
Sentirono un ufficiale che chiedeva al loro vecchio portiere circa via Arenula, dove la famiglia risiedeva. Fortunatamente c’era stata una recente modifica nell’ingresso.
Il portiere non capiva le domande e ciò diede alle gemelle diciottenni Mirella e Marina e ad un’altra sorella Giuliana il tempo di scappare dall’appartamento. Si diressero da un vicino che aveva promesso aiuto in caso di necessità, ma quando bussarono alla sua porta e lui aprì, videro l’appartamento pieno di persone.
Non c’era più posto.
Questo riuscì solo ad afferrare Giuliana e a tirarla dentro prima di richiudere la porta. Improvvisamente una porta si aprì e due forti mani raggiunsero e trascinarono dentro le gemelle.
Ferdinando Natoni le chiuse in una stanza da letto intimando il silenzio. Poco dopo le SS irruppero in casa alla ricerca di ebrei sfuggiti alla cattura.
Aperta la porta della stanza da letto videro le ragazze.
Queste, a differenza dei membri della famiglia Natoni, moglie e cinque figli, non eran in pigiama, ma vestite di tutto punto.
Natoni tuonò che tutti quelli in casa appartenevano alla sua famiglia.
Prima che le SS potessero rispondere, si mise di fronte a loro, con la famiglia dietro e tirò fuori la tessera del partito fascista, con sopra il suo alto grado all’interno della milizia.
I soldati chiesero scusa e lasciarono di corsa la casa.

Natoni scende in strada, deciso a salvare quanti più ebrei gli è possibile. Ma le SS che erano in casa sua, vedendolo prodigarsi per liberare altri ebrei, hanno un ripensamento, realizzano che era troppo giovane per avere due figlie così grandi. Fra la disperazione dei famigliari, viene arrestato dai nazisti.
Le ragazze riuscirono a sopravvivere all’occupazione finchè Roma non fu liberata nel Giugno 1944.
Il 14 Novembre 1994 Yad Vashem ha riconosciuto a Ferdinando Natoni il titolo di “Giusto tra le Nazioni”.

Mentre l’allora Capo Rabbino di Roma, Elio Toaff, stava per consegnare la medaglia, Natoni gli disse: “Devo precisare che però al fascismo io ci credo ancora, sono e resto fascista e lo sarò per sempre!”. Toaff gli sorrise e gli disse: “Dispiace soltanto di non avere, qui con me, due medaglie, una per lei e l’altra alle sue parole, per l’onestà che lei ha dimostrato nell’esprimerle”.