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Il 2 Giugno del 1946, con 12 717 923 voti favorevoli, l’Italia divenne Repubblica e la monarchia rimase nella storia.
Un voto difficile, carico di paure, rancori e che non ha portato all’unione tanto sperata, ma anzi, ad un divario ancora più lampante, dove ha visto il Sud Italia preferire la monarchia.

Il 5 maggio 1948 l’Italia repubblicana ha finalmente il suo emblema dopo ventiquattro mesi di ricerca, lavoro e concorsi pubblici.
Fra 800 bozzetti, dopo un’oculata scelta, venne selezionato il disegno che sarebbe diventato il nostro emblema.

L’allora Governo di De Gasperi istituì una apposita Commissione, presieduta da Ivanoe Bonomi, la quale decise di bandire un concorso nazionale aperto a tutti, basato su poche tracce: esclusione rigorosa dei simboli di partito, inserimento della stella d’Italia, “ispirazione dal senso della terra e dei comuni”.

La lettura dell’emblema

L’emblema della Repubblica Italiana è caratterizzato da tre elementi: la stella, la ruota dentata, i rami di ulivo e di quercia.

Il ramo di ulivo simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna che della fratellanza internazionale.

Il ramo di quercia che chiude a destra l’emblema, incarna la forza e la dignità del popolo italiano. Entrambi, poi, sono espressione delle specie più tipiche del nostro patrimonio arboreo.

La ruota dentata d’acciaio, simbolo dell’attività lavorativa, traduce il primo articolo della Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

La stella è uno degli oggetti più antichi del nostro patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione dell’Italia, sul cui capo essa splende raggiante. Così fu rappresentata nell’iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande stemma del Regno unitario (il famoso stellone); la stella caratterizzò, poi, la prima onorificenza repubblicana della ricostruzione, la Stella della Solidarietà Italiana e ancora oggi indica l’appartenenza alle Forze Armate del nostro Paese.

Il sondaggio

Tre simboli che molte persone a cui abbiamo chiesto non conoscevano.
Su un campione di 200 persone, solo 37 sapevano perfettamente il significato dell’emblema, 41 persone lo conoscevano sommariamente, mentre il rimanente, ovvero 122 persone ne erano totalmente all’oscuro.
Alla spiegazione, le reazioni erano le più svariate, si passava dallo stupore al fascino, fino ad arrivare a reazioni di polemica ed accusa verso valori oramai persi o mai rispettati.
La polemica, come ci si poteva aspettare, scoppiava prevalentemente sulla spiegazione della ruota dentata.

Troviamo molto significativo il fatto che il 61% del nostro campione non abbia saputo rispondere a questa domanda di educazione civica sul nostro Stato, sulla nostra storia.
Gli interrogativi che si sono susseguiti sono stati per esempio quante persone conoscano l’iter legislativo, la costituzione del nostro Parlamento, la separazione dei tre poteri o ancora come si compongano gli organi dell’Unione Europea.
La politica, per quanto possa sembrare ora, non è cosa letta e conosciuta da tutti, non è sicuramente incitamento o tifoseria, non è identificazione o slogan, ma dibattito, confronto e gioco democratico.

Come è possibile essere cittadini, senza esser consapevoli della storia, delle nostre radici e degli organi che ci consentono di esprimere le nostre idee e le nostre opinioni?
Come è possibile esser cittadini senza sapere i nostri diritti, i nostri doveri, le forme e gli organi che ci tutelano nel giuridico e sul lavoro?
Basta trovare forse un discrimine, come l’etnia, per esser cittadini?
È sufficiente aggiungere un aggettivo per legittimare il nostro esser cittadini (italiani)?

A voi la riflessione.