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Nell’ultimo periodo l’opinione pubblica sta focalizzando il suo dibattito, tra le varie questioni, sul Decreto Sicurezza, meglio conosciuto come Decreto #Salvini
Perché noi ragazzi di “Camminando A Passo Lento” vogliamo parlarvi di questa intricata questione?

La risposta è semplice. Riteniamo che non ci si possa solamente ridurre a puntare il dito contro il governo attuale, Giallo – Verde, e in particolar modo, contro Matteo Salvini. Crediamo che questo ddl sia solo l’arrivo di un processo legislativo impersonato da un maratoneta che ha iniziato a correre lentamente, ma che in questi ultimi tempi ha accelerato bruscamente la corsa, ma soprattutto crediamo che le persone sugli spalti si siano concentrati solo sui suoi ultimi 10 metri di performance, piuttosto che sul suo percorso intero.

Con questa metafora (banale), non vogliamo assumere nessuna presunzione nei confronti di nessuno, ma solamente evidenziare ciò che appare aprendo un social network, guardando un telegiornale o sfogliando un giornale. Per questo prima di parlare del fatidico Decreto, ci sembra doveroso sottolinearne i pregressi. Perché sono questi che hanno permesso la sua attuazione. Quindi sedetevi comodi e iniziamo questo viaggio nella storia delle varie leggi precedenti al 2018.

Bisogna iniziare dal 28 Febbraio del 1990, in cui fu approvato il primo vero e proprio intervento legislativo in materia di immigrazione, con la Legge Martelli, che regolava i flussi migratori dell’epoca. Allora la zona di provenienza di quest’ultimi, non era tanto l’Africa, quanto l’est Europa. Infatti si contava l’ingresso di 50 mila persone l’anno e 600 mila residenti in Italia.

La prossima tappa arriva otto anni dopo con il governo Prodi I, durante il quale venne approvata la Legge Turco – Napolitano il 3 Marzo del 1998. L’intenzione era di superare l’intervento emergenziale precedente, distinguendo l’immigrato regolare dall’immigrato clandestino. Il primo poteva affrontare un percorso a tappe di acquisizione della cittadinanza, tramite, anche, il riconoscimento di vari diritti quali, ad esempio, il trattamento sanitario, il diritto alla salute e il diritto all’istruzione. Mentre il secondo era destinatario del provvedimento di espulsione dallo stato, che avveniva attraverso i centri di permanenza temporanea (CPT), nati tramite questa legge.

Quattro anni dopo, il 30 Luglio del 2002 venne emanata la Legge Bossi – Fini. Essa prevedeva:
• L’espulsione immediata con accompagnamento alla frontiera;
• L’esecuzione con accompagnamento alla frontiera della forza pubblica e la messa in via amministrativa degli immigrati irregolari senza permesso di soggiorno o senza documento di identità;
• L’inserimento nei CPT degli immigrati privi di documento di identità;
• Il rilascio del permesso di soggiorno solo con il certificato di lavoro;
• L’assenza di motivazione del diniego del visto di soggiorno, salvo alcune eccezioni;
• Il restringimento del permesso da 12 a 6 mesi;
• Il respingimento al paese di origine in acque extraterritoriali tramite accordi con i paese limitrofi, per far in modo che le imbarcazioni non attraccassero più in Italia;
• L’introduzione del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per chi avesse aiutato i migranti a entrare nel paese, che comportava fino a 3 anni di reclusione e una multa fino a 15 mila euro;
• L’introduzione dell’obbligo del rilevamento e della registrazione delle impronte digitali al rilascio dei permessi, sia per il primo sia per un rinnovo;
• L’aumento da 30 a 60 giorni il tempo massimo di trattenimento nei CPT.

Il decreto successivo arriva dopo ben 15 anni, ossia con il governo Gentiloni, che il 12 Aprile 2017 approva il Decreto Minniti – Orlando. Sono presenti quattro punti principali su cui focalizzarsi: l’abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro un diniego, l’abolizione dell’udienza, l’estensione della rete dei centri di detenzione per i migranti irregolari e l’introduzione del lavoro volontario per i migranti. Già nel 2017, con questo decreto, si violava la Convenzione europea sui diritti dell’uomo, in particolare l’articolo 6 (diritto al contraddittorio) e la costituzione italiana, in particolare l’articolo 111 ( il diritto a un giusto processo) e l’articolo 24 ( il diritto di difesa). Inoltre, come afferma Grazia Naletto di Lunaria “il problema è l’idea alla base del decreto: la correlazione tra immigrazione e sicurezza”, in quanto la considera “una strumentalizzazione razzista e xenofoba dell’immigrazione”.

Dopo poco più di un anno, il nostro excursus storico, arriva al Decreto Salvini che prevede l’abolizione della protezione umanitaria, il ridimensionamento del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, contenendo, inoltre, una serie di misure che restringono la libertà personale. Infine, come ciliegina,potrebbe produrre 60 mila immigrati irregolari con la conseguenza che queste PERSONE, perché di questo stiamo parlando, vivranno nella totale illegalità, non potendo trovare così un posto di lavoro e finendo nei giri della prostituzione, dello spaccio e dell’illegalità. In sintesi: un’integrazione già di per se difficile è resa ancora più complessa, se non impossibile, da queste norme. Per questo “è quasi un paradosso: un decreto che è fatto per combattere l’illegalità, produrrà illegalità” afferma Trucco.
Questo, come il decreto precedente, viola dei diritti sanciti dalla CEDU e dalla Costituzione italiana; tuttavia, le corti competenti a far rispettare questi diritti non si sono ancora attivate lasciando così mano libera ai governi di fare leggi come questa.

In conclusione dalla legge Bossi-Fini i diritti del migrante hanno subito una grossa riduzione, fino a limitare fortemente il diritto di prima accoglienza, previsto da convenzioni internazionali firmate e ratificate dall’Italia stessa.
Il nostro scopo non era farvi una “lezione” di storia del diritto sull’immigrazione, anche perché non ne possediamo le competenze adatte. 
La nostra intenzione è quella di farvi fermare a riflettere e analizzare, seppur non troppo in profondità, cosa ci ha portato a questo.
Perché non ci si deve stupire del Decreto Salvini.

Il Decreto Salvini era prevedibile.

E ora non ha senso lamentarsi, perché i lamenti e gli insulti lasciano il tempo che trovano. 
Bisogna consapevolizzarsi e rendersi conto che forse lo sdegno si doveva manifestare anche prima.
Perché è vero che il nostro maratoneta è arrivato ora all’arrivo, ma se lo ha fatto, è stato grazie al suo percorso.