Tempo di lettura: 3 minuti

Nel 2014 il Premio Nobel per la pace è stato vinto da una ragazza di 17 Anni, Malala Yousafzai, per il suo impegno nella lotta per il diritto allo studio delle ragazze in Pakistan. È stata la più giovane di sempre a ricevere il prestigioso riconoscimento. Il motto di Malala è “un bambino, un insegnante, un libro ed una penna possono cambiare il mondo”.
Oggi dovremmo proporre una variante di questa celebre frase, per esempio: “una bambina e un cartellone STANNO cambiando il mondo”.
Greta Thunberg è svedese, vive a Stoccolma, ha 16 anni e ha la sindrome di Asperger. Ha il viso e le trecce di una bambina più piccola della sua età; gli occhi sono però quelli di una donna adulta e risoluta.
Aveva 9 anni quando si è interessata per la prima volta al tema del cambiamento climatico e dei danni ambientali, e 15 quando ha cominciato la sua protesta: il 20 agosto scorso ha saltato la scuola, ha scritto su un cartellone a caratteri cubitali, nero su bianco, “SCIOPERO DALLA SCUOLA PER IL CLIMA”, e si è messa seduta davanti al Parlamento svedese. Ha ripetuto questo gesto tutti i giorni fino alle elezioni legislative del 9 settembre ed in seguito tutti i venerdì (da qui il famoso hashtag #FridaysForFuture), fino ad oggi. In breve tempo il gesto isolato ed apparentemente insignificante di una ragazzina come tante è rimbalzato sui social, sui giornali e sulle televisioni di tutto il mondo. A soli 16 anni ha ricevuto la nomina di “Donna dell’anno 2019” dal giornale Aftonbladt; ha pronunciato numerosi discorsi, anche all’Assemblea Generale dell’ONU. È stata candidata al Premio Nobel per la Pace 2019. E venerdì scorso, in 2052 città di 123 Paesi del mondo, di cui 182 in Italia, milioni di ragazzi e ragazze, bambini e bambine, uomini e donne si sono mobilitati per chiedere ai governi dei loro Paesi ed al mondo intero di intervenire per il futuro del pianeta: tutto questo grazie a Greta ed al suo esempio.
Le manifestazioni in tutta Italia e nel mondo hanno riscosso un grande successo e visto una meravigliosa partecipazione. Non sono mancate ovviamente le critiche – soprattutto sui social networks ed in alcune trasmissioni televisive – secondo cui questo genere di mobilitazione è del tutto inutile e ridicola, ed i ragazzi vi hanno aderito in massa soltanto per marinare la scuola. Addirittura qualcuno si è spinto a criticare Greta Thunberg sul piano personale, insultandola per il suo aspetto fisico e per via della sua Sindrome, oppure insinuando che quello che sta facendo non sia “farina del suo sacco” ma esista una sorta di complotto alle sue spalle.
Chi ha espresso questo genere di critiche ha solitamente dai cinquant’anni in su: appartiene quindi ad una delle generazioni maggiormente responsabili dei danni ambientali che oggi stiamo cominciando a subire – ma che, in futuro, saranno sempre più devastanti – e forse cerca di discolparsi, o almeno di ridimensionare la propria colpa e la gravità della condizione climatica attuale, sminuendo l’importanza dell’impegno di Greta e della manifestazione di venerdì.
Nel suo ormai celebre discorso pronunciato il dicembre scorso a Katowice, in Polonia, in occasione della ventiquattresima Conferenza delle Parti sul Clima, la ragazzina svedese ha apostrofato nel modo più schietto e sincero possibile le “vecchie generazioni”, usando queste parole:
«Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei figli, probabilmente passeranno quel giorno con me e forse mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro proprio davanti ai loro occhi. Finché non vi concentrerete su cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza».
Greta è perfettamente consapevole che i suoi sforzi potrebbero risultare vani, ma sa anche che vale la pena tentare, per il bene del pianeta e delle generazioni future. Una ragazzina di 16 anni sta dimostrando al mondo che – come lei stessa sostiene – “non si è mai troppo piccoli per fare la differenza”. Questo ragionamento non deve essere fatto esclusivamente quando si parla di cambiamento climatico, ma va applicato come principio di vita. Deve spronare tutti noi a metterci in gioco, a rischiare, a provare a cambiare le cose, qualsiasi siano il nostro obiettivo e la nostra lotta. Deve aiutarci a non sentirci insignificanti di fronte ad alcun problema, a non pensare di non poter fare la differenza, ed a smetterla di dire che “tanto non serve, non cambierà nulla, è tutto inutile”: vale la pena tentare.
Ce lo sta insegnando Greta, e se questa ragazzina con le trecce bionde vincerà il Nobel, nessuno avrà più scuse.