È iniziata con un semplice lenzuolo ed una scritta: “Questa Lega è una vergogna”.
Il messaggio era indirizzato al Ministro degli Interni, Matteo Salvini, in occasione di un suo comizio a Salerno.
Tale gesto verrà represso poco dopo, con l’intervento della Polizia che sequestra il lenzuolo.
Franco Gabrielli, il capo della Polizia di Salerno, ha spiegato che la Digos è intervenuta “per evitare episodi di disordine pubblico“.

È il 14 Maggio.

Il giorno dopo, a Brembate, compare un altro lenzuolo, bianco, lindo, ma carico di significato: “Non sei il benvenuto”. Il destinario è sempre lvi.
Il gesto riceve lo stesso trattamento, ma non dalla Polizia, ma da un corpo il cui ruolo e simbolo è la tutela e la salvaguardia del cittadino nelle situazioni di emergenza, i Vigili del Fuoco.
Calogero Turturici, il comandante dei Vigili del Fuoco di Brembate, ha dichiarato che il loro operato è stato richiesto dal “dirigente del servizio d’ordine e sicurezza pubblica predisposto dalla questura” e che “tutte le valutazioni sono state prese dalla procura” senza dar loro “alcuna motivazione“.

Questi due gesti, specialmente lo scalpore e lo sdegno lasciato dal secondo, con protagonisti proprio i Vigili del Fuoco, hanno dato il la ad una delle più poetiche e dolci proteste.

Il giorno dopo il caso di Brembate, compare un altro lenzuolo, questa volta a Firenze: “Portatela lunga la scala … sono al quinto piano”.

È l’inizio, in ogni città, lungo tutto lo stivale, i balconi iniziano a vestirsi di bianco, anticipando ogni volta il percorso di comizi del Ministro degli Interni. Il tutto accompagnato dal chiaro hashtag: #salvinitoglianchequesto.

A Milano nasce “La caccia ai 49 milioni”, strizzando l’occhio al caso della falsa rendicontazione presentata alla Camera ed al Senato durante la gestione Bossi – Belsito, i quali indussero il Parlamento a erogare alla Lega contributi elettorali per 49 milioni. Soldi dei contribuenti che sono stati utilizzati anche per finanziare la Bestia, ovvero la macchina mediatica di propaganda della Lega, la quale si è servita principalmente di fake news per raccogliere consenso.

Milano

Non staremo qui a discutere le (inesistenti) motivazioni giuridiche [dell’agire delle questure]. Giulia Giacobini spiega la situazione in maniera eccellente proprio qui su Wired, ma tratteremo, invece la parte più umana di questa protesta: la solidarietà.

Ciò che sta accadendo in Italia è qualcosa di nuovo, di cui avevamo forse perso la Memoria.
Una protesta silente, gentile, ma chiara e ferma, con un messaggio chiaro: “L’odio ha stancato, Matteo Salvini ha stancato”.

È innegabile che con l’ascesa al potere della Lega al Governo e l’ondata di populismo ed inesattezze creata precedentemente dal Movimento Cinque Stelle, si siano aperte le parti più orribili e disgustose dell’animo umano, si sia sdoganata la discriminazione, il razzismo più riprorevole e si sia lasciato il guinzaglio a realtà incostituzionali ed antidemocratiche come Forza Nuova e Casa Pound.
Il caso di Torre Maura, di Casal Bruciato, di Altaforte al Salone Internazionale del Libro, delle numerose aggressioni di cui abbiamo già parlato ampiamente e che la mappa di Infoantifa raccoglie e degli scempi operati nei giorni precedenti e nella giornata del 25 Aprile sono dati concreti della fase di grande decadenza e caduta dei valori più puri della democrazia che stiamo vivendo.
Per far accettare qualcosa di estremamente controverso, il processo più veloce è il normalizzarlo, proprio ciò che sta accadendo.
L’odio verso il diverso è qualcosa di cui ognuno di noi è stato testimone almeno una volta in questo periodo, nei bar, nelle classi, negli uffici pubblici, nelle piazze, nelle nostre case.
Ciò che prima era isolato, ora è quotidianità e la cosa che più spaventa è che non fa più scalpore e notizia, tanto che sindacati ed opposizione o tacciono o si limitano ai 35 caratteri di Twitter.
Il problema è che il fascismo non è controverso, è un crimine e non va normalizzato, ma riconosciuto, temuto e combattuto.

Le immagini di un Ministro degli Interni che passeggia con il Primo Ministro ungherese Viktor Orban accanto al muro di filo spinato eretto verso la Serbia, della cattiveria con la quale ha ordinato il sequestro del telefono di una ragazza alla domanda “Non siamo più terroni di merda?” o ancora della sua partecipazione alla Conferenza di Verona, dovrebbero portare a domandarci quanto vogliamo abbassare l’asticella dell’umanità.

Si è dimenticato che la politica risponde ai bisogni dei cittadini e non alle paure di questi.

Nel più totale assordante silenzio della politica, una parte di italiani, quelli traditi da una sinistra indifferente e che si è dimenticata il significato di conflitto, quelli raggirati dai “governi del cambiamento”, quelli stanchi dei soliti slogan, quelli disgustati dalla disinformazione e dai discorsi alla pancia, quelli che non hanno dimenticato, quelli che non hanno perso i valori della nostra Costituzione e della Memoria, quelli discriminati perché di un’altra etnia e o colore, quelli minacciati perché “diversi”, quelli dei “35 euro al giorno”, quelli impauriti dai decreti di sicurezza, quelli vessati e repressi, quelli abbandonati nella loro vita distrutta dalla mancanza di lavoro e welfare e che han capito che non è “l’immigrato” il problema, quelli che han capito che la propaganda del nemico è vecchia di 74 anni, hanno deciso di prendere posizione.
E lo hanno fatto con buon e virtuoso uso della creatività, della protesta, del web e della viralità.

Due semplici strumenti, un lenzuolo e tanta creatività.
La solidarietà e l’unione di un simile movimento è palpabile ed il sorriso che regalano quelle scritte, è qualcosa di prezioso e che deve esser il simbolo del cambiamento.
“Il fascismo è brutto, perde sempre alla fine”, mi dice Luca, alunno di quinta elementare della Dante Alighieri.

Un gesto semplice, ma forte, alla portata di tutti, realizzabile da ognuno, senza il timore di prendere un manganello sulla testa o vedere distrutta la propria carriera di insegnante, al massimo con un pompiere imbarazzato che sale sul vostro balcone per rimuoverlo, perché glielo hanno ordinato.

Ci recriminano che l’italiano protesti solo per il rigore non dato, bhé, forse dovranno ricredersi, perché questo è solo l’inizio.
Ci recriminano che l’Italia sia divisa fra Nord e Sud, ma forse non è mai stata così unita da 74 anni a questa parte.

“Per resistere non servono le pistole, ma solo la voglia di non mollare” .
Primo Levi

Ci teniamo a segnalare che la pagina Fb dei Sentinelli di Milano sta raccogliendo tutte le meravigliose foto, fateci un salto per aggiungere il vostro!