Si sta parlando molto e da diversi giorni del Congresso che è iniziato oggi a Verona e si concluderà il 31 marzo: si tratta del World Congress of Families, WCF, che si svolge ogni anno in un luogo diverso (nel 2018 in Moldavia, nel 2017 in Ungheria) e che quest’anno giungerà alla sua tredicesima edizione.
Perché questo evento è tanto discusso? Perché nei prossimi giorni, da ogni parte d’Italia, arriveranno a Verona manifestanti che marceranno in segno di protesta contro il Congresso? Il nome “Congresso delle Famiglie” non sembrerebbe celare alcunché di minaccioso, e l’elenco delle tematiche trattate durante il congresso stesso appare del tutto innocuo: “la bellezza del matrimonio”, “i diritti dei bambini”, “salute e dignità della donna” sono alcuni degli argomenti che si affronteranno durante l’evento, secondo il programma presente online. È sufficiente, tuttavia, indagare un po’ più a fondo per capire quale sia il vero “spirito” di questo incontro.

Innanzitutto il WCF è una lobby statunitense di matrice cristiana, fondata nel 1997. Il padre dell’associazione è Allan C. Carlson, ex funzionario dell’amministrazione Reagan, che sentì l’urgenza di avviare questo progetto per contrastare la deriva della famiglia naturale e la crisi demografica occidentale, correlate, a suo parere, alla rivoluzione sessuale e femminista. Il Congresso ha ottenuto l’appoggio ecclesiastico nel 2009, ma sebbene sia di stampo cristiano ha reclutato nel tempo componenti ebraiche e musulmane.
Sono molte le iniziative a dir poco discutibili che l’hanno visto protagonista, e nel 2014 il Souther Poverty Law Center (organizzazione americana senza fini di lucro, impegnata nella tutela dei diritti umani) ha incluso il Congresso Mondiale delle Famiglie nella lista dei gruppi d’odio, in seguito al sostegno dell’organizzazione alla legge russa del 2013 contro la “propaganda gay” (che rende reato qualsiasi esternazione pubblica di un orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità) e alla criminalizzazione dell’omosessualità in Uganda, dove, in base al codice penale, “la conoscenza carnale contro l’ordine della natura” tra due uomini può essere punibile con l’ergastolo.

Analizziamo, ora, gli sponsor del Congresso di Verona: sono numerosi, e per la maggioranza si tratta di associazioni pro-vita sia italiane sia straniere. Visitare i siti internet di alcune di esse basta per comprendere appieno ciò che questo Congresso rappresenta. Il “Comitato Difendiamo i Nostri Figli”, ad esempio, è un’associazione attiva nella lotta alla famigerata (ed inesistente) “teoria Gender”, alle unioni omosessuali, all’aborto ed alla gestazione per altri. Basta dare una rapida lettura ad alcuni dei più recenti articoli presenti sul sito web del Comitato per leggere che l’aborto altro non è che “la barbarie (…) di uccidere un innocente nella culla dell’utero materno”, l’adozione da parte di coppie omosessuali nega ai bambini “l’unico e vero diritto naturale: quello di avere una mamma e un papà”, ed unioni ed adozioni omosessuali sono “derive antropologiche inaccettabili”.
Vi sono poi “Generazione Famiglia” e “ProVita Onlus”, due associazioni i cui nomi non dovrebbero suonare nuovi a chiunque ricordi i manifesti apparsi poco tempo fa a Roma, raffiguranti due uomini o due donne denominati “genitore 1” e “genitore 2”, con un bambino marchiato con un codice a barre sul petto e la scritta “due uomini non fanno una madre” oppure, nella versione al femminile, “due donne non fanno un padre”. Le due associazioni condividono i principi del sopracitato “Comitato Difendiamo i Nostri Figli”, ma ProVita Onlus è, se possibile, ancora più agguerrita nella lotta contro quelle che definisce “lobby gay” ed a cui attribuisce un’azione programmata di conversione delle masse al “pensiero unico” pro unioni gay, gravidanza surrogata, stepchild adoption, cambio di sesso e chi più ne ha più ne metta. Addirittura questa Onlus promuove terapie riparative per “guarire” dall’omosessualità e dà grandissimo credito a personaggi come Silvana De Mari, nota per diversi discutibili motivi: è stata più volte denunciata da associazioni LGBTQ+ per aver sostenuto che l’omosessualità sia una malattia; sta portando avanti da anni una crociata contro il sesso anale, che propone di rendere reato (trasformando in illegale, di fatto, l’omosessualità stessa); ha sostenuto pubblicamente ed in più occasioni che la violenza sia nella natura degli uomini e che quindi le donne debbano accettare eventuali abusi da parte di mariti e compagni. Silvana è anche tra le relatrici del congresso.
Ulteriore filo conduttore fra tutte queste associazioni è il legame con la religione cattolica: citazioni di Papa Francesco e riferimenti ai Vangeli si trovano nella maggior parte degli articoli presenti sui loro siti Internet, ed i valori del Cattolicesimo sono considerati valori anche dello Stato Italiano.
Tirando le somme, il Congresso di Verona si rivelerà un evento all’insegna del sessismo e dell’omofobia, in quanto contrario a qualsiasi diritto delle persone LGBTQ+, all’aborto, all’inseminazione artificiale, all’istituto del divorzio ed all’affermazione della donna nella società e nella famiglia al pari dell’uomo; negazionista del pericolo della cultura maschilista, che nel nostro Paese miete vittime quasi ogni giorno; promotore del modello della famiglia “tradizionale” come unico esistente e possibile, ignorando volontariamente l’esistenza di decine di migliaia di famiglie italiane composte da coppie di persone dello stesso sesso o da persone single con figli. Ciò che rende tanto preoccupante lo svolgimento del Congresso di Verona non è però tanto l’evento in sé, quanto il fatto che, fra gli sponsor ed i patrocini, compaiano il Ministero per la famiglia e le disabilità, il Comune di Verona, la Regione Veneto e la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. È quindi chiaro che questo evento abbia il benestare del Governo e di comuni e regioni italiani, tant’è che vedrà la presenza del Ministro Lorenzo Fontana e del Governatore della Regione Veneto Luca Zaia, oltre che del vice Premier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini (il MoVimento 5 Stelle non parteciperà al Congresso). Tutto questo significa che il Governo del nostro Paese sostanzialmente afferma, in maniera ormai chiara e lampante, di appoggiare una corrente di pensiero retrograda e discriminatoria come quella promossa dal WCF e dalle associazioni pro-vita che lo sponsorizzano, e minaccia apertamente la laicità dello Stato facendo proprie ideologie legate alla dottrina cattolica, e per cio solo ritenute condivise e condivisibili dallo stato.
Quelli che, a rigor di logica, dovrebbero essere idee e comportamenti condannati dalle istituzioni in quanto discriminatori, divengono invece ideologie e princìpi appartenenti al Governo stesso. L’ottenimento di diritti già conquistati in alcuni paesi d’Europa e del mondo – come quello al matrimonio egualitario e all’adozione da parte di coppie omosessuali – è allontanato sempre di più, mentre diritti già acquisiti in passato – come quello all’aborto, al divorzio, oppure alle unioni civili per coppie dello stesso sesso – sono messi in serio pericolo.

Prima il Decreto Sicurezza, poi il DDL Pillon ed ora questo Congresso: il “Governo del Cambiamento” sta cambiando tanto, per molti. Sta togliendo diritti agli ultimi, sbattendo le porte in faccia a chi chiede aiuto, dividendo gli italiani in cittadini di serie A e di serie B. Quante più persone priva di diritti, quanto più fa la voce grossa con i deboli ed alimenta discriminazione, tanto più acquisisce consensi.
Qualcuno dice che la Storia ripagherà ognuno con la giusta moneta, e si accontenta di questa amara consolazione mentre, rassegnato, guarda fuori dalla finestra l’evolversi di un processo che è cominciato senza che ce ne accorgessimo. Qualcun altro si accorge che bisogna cominciare davvero a lottare, a provarci, a urlare contro l’ingiustizia. Infine, qualcuno che di lottare e urlare non ha mai smesso continua a farlo, con più forza di prima, ma inizia ad avere davvero paura.