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In seguito agli eventi che hanno interessato la casa editrice Altaforte e l’allontamento di questa dal Salone Internazionale del Libro, molte persone hanno richiesto e cercato il libro “Io sono Matteo Salvini”, testo che racconta la vita del nostro attuale Ministro degli Interni.

Un numero esiguo di queste si presenta anche alla libreria Garbolino di Chivasso, in provincia di Torino; qui, la titolare, Paola Piolatto decide di prendere una scelta particolare e coraggiosa, ovvero di non vendere il libro.
Molta la solidarietà, per quanto poca o nulla in confronto all’odio ed alle minacce ricevute.
Contro la scelta della titolare è intervenuta Chiara Giannini, autrice del libro, minacciando denunce per il mancato guadagno ed anche Enrico Bettini, responsabile delle comunicazioni per la sezione di Chivasso, con una lettera in cui la accusa di volersi fare pubblicità.

Abbiamo così deciso di andare a trovare Paola e farci raccontare gli eventi ed i motivi della sua scelta.

Come è iniziato il tutto?

“Un giorno si presenta un cliente chiedendo il libro in questione, io gli ho risposto che non lo ordinavo e quando mi è stato chiesto il motivo, gli ho spiegato che era di ordine ideologico e non specificatamente contro Matteo Salvini, ma contro l’editore.
Le mie motivazioni non erano in accordo con le sue, così ho deciso, come in altre occasioni, per esempio per il Family Day di Verona, di apporre un cartello in vetrina. Allora il cartello non riguardava nessun libro, ma solo la mia opinione. Questa volta, invece avevo deciso di scrivere che non vendevo il libro intervista a Matteo Salvini di Altaforte Edizioni, poiché questa si era dimostrata di netta ideologia fascista e l’apologia di fascismo è un reato”.


Cosa è successo dopo questa scelta?

“Inizialmente i pareri sono stati quasi esclusivamente positivi, sia su Fb che qui in negozio. Una volta che la vicenda è girata su Fb sono arrivati anche i pareri contrari. Persone che in maniera educata mi hanno invitata a riflettere sulla legittimità della scelta e sul tema della censura e della difesa democrazia ed altre che hanno semplicemente insultato”.

Quindi hai applicato censura con la tua scelta?

“Secondo me, non è censura.
Io non impedisco a nessuno di acquistare il libro o leggerlo. Non è questa la mia posizione.
In quanto libreria priva di accordi e vincoli con qualsivoglia casa editrice, quindi indipendente nel bene e nel male, come ho scritto nel cartello, io orgogliosamente e fieramente scelgo cosa trova posto in questi scaffali e non è che io sia d’accordo con tutti quelli che vendo.
In questo caso si è trattato di fare una scelta sull’editore, i soldi che gli vanno sono i miei, perché io per prima pago per acquistare e dopo che mi sono informata sulla persona, ho deciso che i miei soldi non glieli volevo dare.
È chiaro che prima del Salone del Libro io avrei venduto il libro, ma questo deriva dal fatto che non sono onnisciente. Nel momento in cui vengo a conoscenza di un fatto, divento libera di scegliere.

La mia non è una presa di posizione, benché io non sia d’accordo con l’operato dell’attuale Ministro degli Interni, il quale è il primo ad applicare una censura. Io mi sento una cittadina libera e sono libera di manifestare il mio dissenso se educato, civile e pacifico.

È un momento sociale e culturale in cui è importante dare la propria opinione su quello che sta succedendo e non rimanere in silenzio.
Sto vedendo per la prima volta cose che non mi stanno piacendo, non dico che non siano già accadute, ma sono portata a vederle.
Ho la fortuna di avere una piccola vetrina fisica e virtuale e qui scelgo di espormi, nel bene e nel male”.

Qual è la tua risposta all’accusa di esserti fatta pubblicità? Molti lo hanno asserito, tra questi proprio Enrico Bettini.

“Io non credo molto nell’idea che la pubblicità vada sempre bene, il mio intento non era sicuramente quello, anche perché non vedo quale pubblicità possa portare, dal momento che mi hanno accusato di esser comunista.
La lettera di questo signore l’ho trovata molto pretestuosa, se questa persona ha con così tanta fatica percorso i kilometri che separano Montanaro da Chivasso, penso 5 o 6, quando è un personaggio che non ho mai visto e che non conosco.
Ha scritto cose non inerenti, come se io mettessi un cartello con su scritto “Qui non si serve pane di segale” e tu mi rispondessi sostenendo che i grissini facciano male, avrebbe potuto dare una risposta migliore.
Inoltre quando prendi una posizione che pubblicità ti fai?
Te la fai con chi la pensa come te, ma è evidente che la maggioranza del paese e del Paese non la pensi come me”.

Sempre lui sostiene, citandolo, che “il fascismo è morto e sepolto da più 70 anni e che non tornerà”, cosa ne pensi?

“Io con tutto il cuore mi auguro che non tornerà.
Se non torna il fascismo ed arriva un’altra cosa che si chiama “Cicciociccio va al mare” e che però ha gli stessi contorni, per me è la stessa cosa.
In Italia è questa la dittatura che abbiamo avuto, di destra, tuttavia condanno ogni tipo di dittatura e qualsiasi estremizzazione che diventi una violazione delle libertà altrui.
Per esempio, non si ingrassa da un giorno all’altro, ci sono tanti piccoli segnali, è un processo lento di cambiamento e non puoi non notare.
In Italia ci sono tanti elementi che mi portano a pensare ad una deriva simile,
come la rimozione di striscioni, le vessazioni ad un conduttore o un cantante, il “bacioni a Saviano” o la presa di posizione sulla legittima difesa ad ogni costo. Temo la deriva verso uno Stato armato e dove non si possa esprimere il dissenso e non voglio svegliarmi una mattina e sapere di non aver fatto la mia parte per fermare questo processo.

Non notare i segnali lo considero molto pericoloso.
Spesso si sostiene che è diverso ciò che sta accadendo ora dal passato.
Non è sempre tutto diverso. A me che venga detto che non posso salvare una persona che sta morendo in mare, che commetti un reato, non sta bene.

Matteo Salvini è sicuramente un buon politico. Ha capito come conquistare le persone, nel particolare un determinato target che si “accontenta” di frasi fatte, slogan ed una parvenza di sicurezza da un nemico esterno, che poi nemico e causa dei nostri mali non è.

Mi preoccupa che uno Stato faccia intendere che preferisca che tu ti difenda da solo, piuttosto che esser lui garante della tua sicurezza. Magari mi sbaglio, ma io non sono d’accordo”.

Ti pongo l’ultima domanda, domanda che ho posto anche alla Direttrice della casa editrice Museo di  Auschwitz; cosa è per te censura e che cosa è difesa della democrazia, qual è il limite?

“La censura è laddove la tua parola viene zittita.
La democrazia è libertà di scelta.
Io non ho bruciato alcun libro in piazza o costretto a non esprimere un’idea, chiunque può comprare il libro dove vuole, io ho compiuto una libera scelta, in democrazia.
Un conto è togliere la voce, un conto è poter compiere una scelta, è lì il confine”.

Abbiamo deciso il titolo di questo articolo con cognizione e riflessione.
Nell’ omonimo libro di Amedeo Cottino troviamo tre tipi di violenza.
La violenza diretta, quella strutturale e quella del terzo livello.

La prima è la più rumorosa, visibile, ripugnante e più facilmente condannata.
La seconda commette la stessa offesa, ma è più silenziosa, è nelle cose, è più grave e più estesa.
La terza, invece è la cultura, l’informazione e l’educazione che incoraggia e giustifica la struttura ingiusta e le sue offese.
Questa è la più pericolosa, profonda e micidiale, difficile da intercettare e combattere.
Ed è forse proprio quella che Paola ha deciso di combattere con un semplice “No”.