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“Il fascismo non è una tegola cadutaci per caso sulla testa; è un effetto della apoliticità e quindi della immoralità del popolo italiano”.
Emanuele Artom, Partigiano Ebreo, Comandante della Brigata Val Pellice V divisione alpina Giustizia e Libertà

Le immagini di Piazzale Loreto sono di una gravità e violenza inaudita.

Un manipolo di 60 ultras laziali e dell’Inter, gli Irriducibili, da anni collusi con i più importanti movimenti neo – fascisti, decidono di onorare il Duce srotolando una scritta fascista e gridando “Camerata presente!”.

Il tacco sbatte sull’asfalto ed il saluto romano sfoggia verso cielo.
Il tutto viene ripreso e postato su Instragram, Facebook e Youtube.

Il sindaco Sala commenta così sulla Stampa: “Pur cercando di non drammatizzare, non si può non capire che si stanno superando certi limiti”.

Purtroppo i limiti sono già stati superati.

A Torino la notte tra il 24 ed il 25 Aprile viene sfregiata e marchiata con una svastica la lapide in onore a Lorenzo Orsetti “Tekoser”, volontario internazionale nelle YPG (Unità di protezione popolare), andato in Siria del Nord per combattere il Daesh.

Il 24 Aprile viene sfregiata la lapide dedicata alla battaglia della Bolognina, combattuta dai partigiani.

Tra il 21 Aprile ed il 22 Aprile viene appiccato un incendio alla statua di Giulia Lombardi, giovane operaia assassinata nel 1946 dai repubblichini di Salò.

A Savona il prefetto ha deciso di modificare il percorso della Memoria togliendo la celebre via San Lorenzo, poiché è presente la sede di Casa Pound.

A Torino, il 18 Aprile, Abderrahim Belgaid, marocchino di 62 anni, disabile, viene costretto a scendere dal tram tra sputi ed insulti.

Il 4 Marzo, un ragazzo di soli 17 anni di origine senegalese viene picchiato da un gruppo di fascisti solo perché nero.

C’è una mappa, in costante aggiornamento, che monitora tutte le violenze e gli attacchi da parte dei movimenti e dei partiti neo -fascisti.

Tutti noi ricordiamo dell’episodio di Macerata ad opera di Luca Traini.

Tutti noi ricordiamo, o forse no.

“Chi ignora, non può opporsi”
Liliana Segre, sopravvissuta e Senatrice a vita

Sì. Il 25 Aprile è divisivo.
No. Il 25 Aprile non è una festa per tutti.
Il 25 Aprile è la festa della Liberazione, non della libertà.

La guerra non fu vinta da tutti, il 25 Aprile fu la sconfitta del nazifascismo, fu la sconfitta di quella classe politica e di quegli uomini che consentirono il 16 Settembre 1943 di far partire il primo dei 288 convogli italiani dalla stazione di Merano verso i campi di concentramento e sterminio.

Fu la sconfitta di quelle persone che permisero il 5 settembre del 1938 di pubblicare il Regio Decreto Legge 1340, la prima delle leggi razziali italiane firmata da re Vittorio Emanuele III e voluta da Benito Mussolini, la quale ordinava l’esclusione delle persone ebree dalle scuole.
La stessa classe politica che ha orchestrato il rapimento e l’omicidio di Giacomo Matteotti ad opere delle squadracce, le stesse persone che hanno commesso l’Eccidio di Borga, di San Severo e delle Fosse Ardeatine.
Le stesse persone che hanno organizzato e commesso una retata di 1259 persone al ghetto di Roma il 16 Ottobre 1943 di cui solo 16 sopravvissero.

La Libertà venne conquistata attraverso la liberazione, l’atto straordinario di uomini ordinari che seppero opporsi. Comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani, anarchici ed ex repubblichini in maggioranza riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). Uomini di ogni provenienza sociale e politica con nel cuore l’ideale della libertà.

Il 25 Aprile è una data imprescindibile per tutti noi.
Il 25 Aprile viene presieduta la prima riunione di quello che il 26 Giugno del 1945 portò alla firma dello Statuto delle Nazioni Unite.

“La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità”.
Joseph Goebbels, Ministro del Reich per l’Istruzione pubblica e la Propaganda, morto suicida il 1 Maggio 1945

La violenza e l’inquinamento che da anni tenta di minare i valori e gli ideali della parola e della cultura antifascismo sta creando mostri sempre più forti. Nel mondo dei social tutto viene etichettato e generalizzato per creare una maggiore velocità di ricezione delle informazioni, poiché la soglia dell’attenzione si abbassa sempre di più (circa 6/7 secondi) e il 93% dei contenuti di Facebook sono foto, le quali consentono una migliore comunicazione.

La parola antifascista diventa così un insulto, alla stregua della parola fascista.

La politica diventa una questione da tifo calcistico e meme.

L’informazione si trasforma nella sua aberrazione, la propaganda.

L’impoverimento dialettico e il disfacimento del registro linguistico che caratterizzava la politica di Einaudi, Sagarat e Pertini lascia spazio agli slogan, ai motti, molto più semplici ed immediati da compredere e difficili da esorcizzare.
Diventano così frasi sulla bocca di molti, ma nelle mente di pochi.

L’impoverimento valoriale e l’indifferenza generale sulla politica ed il mondo circostante e il disimpegno morale incoraggiano il disinteressamento, ci portano così a guardare sempre più il nostro giardino, perdendo di vista il senso critico e la sensibilità verso l’Altro, trasformandolo nel Diverso.

La storia e la Memoria perdono di significato e lasciano spazio all’ignoranza e la paura.

“Sono questi i segni dell’antica malattia. E nei migliori, di fronte a questo rigurgito, rinasce il disgusto: la sfiducia nella libertà, il desiderio di appartarsi, di lasciare la politica ai politicanti. Questo il pericoloso stato d’animo che ognuno di noi deve sorvegliare e combattere, prima che negli altri, in se stesso: se io mi sorprendo a dubitare che i morti siano morti invano, che gli ideali per cui son morti fossero stolte illusioni, io porto con questo dubbio il mio contributo alla rinascita del fascismo”
Piero Calamandrei, deputato dell’Assemblea Costituente

La manumissione, nel diritto classico, è il negozio giuridico mediante il quale, con formalità diverse secondo le epoche, il padrone proclamava libero un suo schiavo. Nasceva da una rinuncia del dominus alla potestà che aveva sulla schiavo (manus). Lo schiavo diventava così libero e cittadino.

Abbiamo la responsabilità di portare avanti la Memoria di ciò che è stato e di “manomettere” l’inquinamento d’odio e la distorsione che si sta perpretando, di rendere nuovamente libera questa bellissima parola.

Ripartire dai significati per non smettere di praticare quell’ostico, delicato, imperfetto e complesso esercizio che ci garantisce tutti i giorni la libertà di agire, pensare, professare, riunirci e parlare: la democrazia.
Ripartire da ciò che è stato il sacrificio e l’impegno di pochi.

Essere antifascista vuol dire responsabilità della storia e della Memoria, vuol dire esser attori del futuro e testimoni del passato, è essere cittadini attivi.

Laddove la classe politica rimane anestetizzata, sta al singolo fare la differenza nell’impegno quotidiano.

Immagine di Mauro Biani.